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LA DERIVA DEL SISTEMA PISCINA:

I flop da record di comuni e privati

Se è vero che gli enti locali sono la prima causa della vulnerabilità del sistema, di insipienza acclarata, di sprechi e danno diretto per la collettività e patrimonio pubblico, non mancano esempi di fallimenti di realtà private, che hanno del clamoroso.

Il record assoluto di fallimento spetta ad un improvvisato ma questo è il comune denominatore dei crack nel settore quanto “meteoritico operatore del settore piscina”: 10 milioni di euro per un’opera che, nel Bolognese (a Castello d’Argile), contava di vasca estiva ricreativa con scivoli, ristorante e bar di prim’ordine, campi da calcio e calcetto coperti, area verde estesissima e molto altro. Hakuna Matata il nome del centro: apertura alla prima decade di giugno 2008, chiusura con libri contabili in tribunale a metà settembre… 2008! Tre mesi o poco più, e 10 milioni sono stati bruciati: da scommettere che potrebbe trattarsi di un record planetario. Non sarà da primato mondiale, ma anche il velleitario e “tropicale” Dream Village, (il mosaico Bisazza era uno degli elementi caratterizzanti più “sobri”) per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro nel 2004, non ha avuto sorte migliore. L’imponente e lussuoso Dream Village si trova nientepopodimeno che a Cordenons, in provincia di Pordenone, dove, come documentavamo in precedenza, le piscine proliferano. Prima di questa rovinosa avventura, aveva fatto clamore il fallimento di un altro centro wellness-acquatico esagerato, con ben tre vasche, tutte rigorosamente rivestite di lussuoso mosaico. Location: Toscana, a Pontedera, il centro era il Nico’ Center, valore circa 10 milioni di Euro. Correva l’anno 2005, e, dopo tanto ottimismo e ostentata sicurezza, in poco più di un anno, creditori all’uscio a reclamare invano il dovuto e decreto fallimentare irreversibile. Poi ci sono i sedicenti esperti, quelli che hanno pure l’ardire di affermare di essere capaci di offrire consulenze a ignari inesperti del settore. In materia non ha eguali in Italia, una società di consulenza con sede a Varese che, sotto altra etichetta aziendale, ha preso in gestione, due impianti in Lombardia, assegnati da due comuni. Premesso che l’azienda ha sempre avuto l’abitudine di non pagare i fornitori della società di gestione di questi impianti, diverse aziende hanno preteso garanzie precise (cambiali e altre forme di pagamento più rassicuranti): tutto inutile, l’inaffidabilità talvolta va oltre qualsiasi umana possibilità di prevenire il peggio! Il fallimento, con certi personaggi, è stato l’epilogo inevitabile; così tutti i creditori sono rimasti senza il becco di un quattrino. Però suddetta società prosegue nella sua nobile mission di fare consulenze, con tanto di imponente stand alla recente rassegna Riminiwellness. Tornando a privati disastrosi, ci piace ricordare anche chi è stato protagonista di realizzazioni faraoniche (su carta) fallite ancor prima di essere realizzate. Le grandi incompiute La madre di tutte le opere finanziate e non realizzate resta, per ora senza eguali e, viste inchieste e sequestri su appalti e impianti dei Mondiali, con remote possibilità di essere completata, l’imperioso progetto di Tor Vergata: a fronte di oltre 900 milioni di Euro a preventivo (!), come abbiamo già documentato, ne sono stati divorati circa 250 per il primo stralcio che prevedeva le mai realizzate piscine per i Mondiali solo per un cantiere bloccato, causa mancanza di fondi ulteriori. I meritevoli di segnalazione il mega parco acquatico (indoor/ outdoor) che in località Giarre attigua ad Abano Terme (PD), prevedeva opere per 16 milioni di Euro. L’imprenditore, titolare di hotel, in partenza forse aveva avuto anche una buona idea, salvo scordarsi leggerezze, dirà qualcuno… della preliminare piena copertura del finanziamento. Peccato però che la resa sia avvenuta a cantiere avviato, con almeno 2 milioni di Euro buttati in gettate di cemento, che ancora campeggiano nell’area destinata ad un opera che non prenderà mai forma. Sempre nel Veneto, nella notissima località di Cassola, sicuramente conosciuta ai più e servita da arterie stradali e infrastrutture metropolitane (…si fa per ridere, anche se in verità c’è da inorridire), il sogno del gigantesco impianto polifunzionale con grandi vasche si è incagliato nel fallimento della società alla guida del project, la Cosbau. Restano un enorme cantiere, tonnellate di cemento, qualche gru e betoniera a ricordare che sono stati gettati al vento diversi milioni di euro, ma che la maestosa realizzazione rimane solo un sogno, ormai svanito. Però se non conoscete Cassola, sicuramente saprete dove si trova la notissima località di Rossano Veneto (che dista a meno di 4 km dal succitato paese). Qui tuttavia il progettino, governato da privati, ma con una buona fetta di finanziamenti pubblici (forse dell’UE), prevede una vasca da mt 50 coperta; l’idea, viene ritenuta grandiosa dagli illuminati promotori, perché si tratterebbe della prima e unica piscina indoor di tali dimensioni nel Veneto, cui tutti accederebbero per allenarsi e godere anche in inverno di cotanto impianto – sul “tutti” ognuno si faccia pure la sua idea…: se ragionate per difetto estremo, non sbagliate di sicuro! Speriamo che resti un’incompiuta arenatasi a soli -malsani- propositi (con quei 15 milioni che facciano degli asili, case di riposo, scuole private di alto livello o altro di socialmente rilevante e imprenditorialmente più proficuo).

 

Articolo di Happy Acquatics

A firma di:
Marco Tornatore
Stefano Candidoni
Paolo Gecchelin
Luigi Poli
Isabella Valli
Luigi vecchio
Marco Zamboni
Pier Antonio Marchesi